Il Paradosso del divenire

È molto antica l’idea per cui il “divenire” implica contraddizioni. Due campioni della filosofia greca, Eraclito e Parmenide, ne erano talmente convinti che il primo concluse che esistono contraddizioni vere, il secondo che il divenire è illusorio. De gustibus: o molli il divenire, o molli i principi logici.

Ma è veramente così? Di primo acchito sembra proprio di sì: prendete un oggetto, ad esempio un foglio di carta. Potete dire che è vero l’enunciato “questo foglio di carta è bianco”. Ora coloratelo di rosso. Diventa vero l’enunciato “Questo foglio di carta non è bianco”. Mettete insieme i due enunciati, e ottenete che “Questo foglio di carta è bianco e non è bianco”. Facile, no?

Questione di tempo
La soluzione più praticata a questo dilemma è relativizzare il predicato al tempo. In questo modo non si dà contraddizione, perché non è contemporaneamente vero che il foglio sia bianco e non lo sia: al tempo t è bianco, al tempo t1 non lo è più.
Per capire meglio perché questa non è una contraddizione, pensate al predicato “essere a destra”. “Essere a destra” è una relazione tra due individui, e non ha senso senza che ci siano due individui (non si può “essere a destra” in se stessi). Ora, immaginate di avere una sequenza A-B-C.  Possiamo dire che B è a destra di A e possiamo dire che B non è a destra di C. Vi pare problematico questo? Pensate che ci sia una contraddizione, e concludete che B è insieme “a destra e non a destra”? No, perché “a destra” è sempre rispetto a qualcosa, e nel nostro caso è rispetto a cose diverse. Sarebbe un problema, invece, se B fosse insieme a destra e non a destra di una stessa cosa.
Applicate esattamente lo stesso discorso al predicato “esser bianco”. Non c’è contraddizione perché il foglio è  bianco rispetto a t, è non bianco rispetto a t1.

Questa soluzione cozza però contro le nostre intuizioni. Pensateci: vi sembra che l’ “esser bianco” di qualcosa sia una relazione tra un oggetto e un istante t? Non mi pare. L’esser bianco dipende da certe caratteristiche dell’oggetto, non importa in che tempo siamo. Non è come dire “esser a destra di” o “esser sposato a”. Pensate poi un’altra cosa divertente: per un teorico delle proprietà relativizzate al tempo, la relazione “essere a destra di” non è tra due oggetti, ma tra tre: due oggetti e un istante t!

Visioni a 4d
Vorremmo salvare le nostre intuizioni, ma non sappiamo come. O forse si? Vi prego di avere un po’ di immaginazione: immaginate la bandiera italiana. Essa è tricolore: verde, bianca e rossa. Vi sembra problematico che sia di tre colori? Pensate che sia paradossale che un oggetto sia insieme verde, bianco e rosso? Ma “esser rosso” implica “non esser verde”! Dunque la bandiera italiana è insieme verde e non verde? Ovviamente no. Immaginate di stenderla su un tavolo e di misurarla. Essa non è verde e non verde, è verde da A a B, è bianca da B a C, è rossa da C a D. Non c’è nulla di contraddittorio in ciò.
Bene, immaginate di fare la stessa cosa col tempo, e pensatelo come una dimensione spaziale. “Stendete” gli oggetti in questa quarta dimensione, e immaginate un oggetto che sia prima verde, poi bianco e poi rosso. C’è contraddizione in ciò? Fate lo stesso ragionamento di prima: l’oggetto è verde da t0 a t1, è bianco da t1 a t2, è rosso da t2 a t3. Nessun problema.

Che tipo di mondo abbiamo davanti ora? Un mondo strano: il pc che avete davanti adesso, per esempio, non è tutto il vostro pc, ma solo una parte: la parte di pc che c’è in questo momento. Il vostro pc è un oggetto esteso nel tempo così come è esteso nello spazio: non attraversa “tutto intero” il tempo, ma è letteralmente “disteso” nella dimensione temporale. Quella che vedete adesso è solo una sua “sezione temporale”. Di fatto, dato che non riuscite ad avere una visione “prospettica” della dimensione temporale, così come ce l’ avete di quelle spaziali, voi non riuscirete mai a vedere il vostro pc tutto intero.
Se lo vedeste “tutto intero”, esso sarebbe una sorta di “verme” quadridimensionale, fatto dalla somma delle sue sezioni a 4D, corrispondenti a quelle che vedete ad ogni istante.
Non possiamo vedere gli oggetti in 4d, però possiamo averne un’immagine in 3d: immaginate di fare una fotografia a lunga esposizione di voi stessi che passeggiate per la stanza. Alla fine verrà fuori un’immagine di un lungo “verme” che si intreccia e si avvinghia: quella è l’immagine 3d di ciò che siete veramente, cioè esseri quadridimensionali.

Spero che non ve la prendiate se vi do dei “vermi quadridimensionali”. Per i filosofi quadridimensionalisti, tutti gli oggetti sono così: riescono a “durare” nel tempo perché si estendono nel tempo, così come riescono a “durare” nello spazio perché vi si estendono. È un’idea affascinante: secondo questa teoria tutti gli oggetti sono degli eventi, come le “partite di calcio” o le “elezioni del presidente”. Così come non c’è differenza tra ciò che accade nella partita e la partita, così non c’è differenza tra il ruotare di una sfera e la sfera che ruota.

Addio divenire
Ma il divenire, secondo questa prospettiva, è reale? No. È una illusione. Il tempo non scorre di più di quanto non lo faccia lo spazio. Voi non siete, secondo il  quadridimensionalista, un punto che scorre su una linea del tempo: voi siete un segmento della linea. Se in qualche modo fossimo capaci di “uscire” dalle quattro dimensioni e osservare l’universo dall’alto, vedrete un universo immobile, congelato. Tutto ciò che accaduto, accade e accadrà è “già lì”, disteso nella dimensione temporale. Presente, passato e futuro non sono delle cose “reali”, ma sono solo espressioni indicali, come dire “qui” o “vicino”. Ci sono infiniti presenti, passati e futuri, tanti quanti sono le mie parti temporali. Capite bene che se non esiste veramente passato, presente e futuro, non ha nessun senso dire che il tempo scorre. Dove scorrerebbe?

Sembra allora che per risolvere il problema del paradosso del divenire, siamo finiti come Parmenide: abbiamo negato il divenire. Ce ne faremo una ragione.

Saluti temporali,

mg

Spunti tratti da:

Aristotele, Metafisica

D. K. Lewis, Sulla pluralità dei mondi, capitolo Contro la sovrapposizione

T. Sider, Four Dimensionalism, an ontology of persistence and time

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6 risposte a "Il Paradosso del divenire"

  1. Interessante. Ovviamente nel divenire il tempo è l’elemento fondamentale, quindi la domanda sul divenire è appunto una domanda sul tempo, di filosofia del tempo.
    Io in questo senso prediligo una soluzione presentista; ovvero, il tempo esteso (quello dei ricordi del nostro passato, dell’immaginazione del nostro futuro) non è che una rappresentazione secondaria, una specie di narrazione congelata che semplicemente “esiste” nell’istante, unica cosa reale.
    L’obiezione che si può porre più facilmente a questa visione è che l’istante non avendo estensione non potrebbe essere vissuto: se l’istante non è che un fotogramma, è assolutamente intuitivo che non è ciò che noi viviamo e sperimentiamo più direttamente: noi non vediamo fotogrammi ma movimento, dunque il fotogramma non è la dimensione più autentica del vissuto.
    Generalmente rispondo a questa obiezione sostituendo l’istante con la dureè bergsoniana: ciò che viviamo non è un istante, ma un tempo di coscienza, ovvero quel frammento di vita, quella “durata” che noi appunto viviamo, ora, che non può essere rappresentato in termini geometrici e dunque non è né un segmento né una retta né un punto, ma “qualcos’altro”. All’interno di questa durata, molto breve, che è la nostra esperienza cosciente, trova posto la rappresentazione del tempo esteso o storico, che sta molto bene nella descrizione del continuum spazio temporale a quattro dimensioni che troviamo nella teoria della relatività.
    Questa soluzione non sacrifica l’ordine logico, ma indubbiamente lo pone come secondario rispetto all’immediatezza del vissuto che sfugge alle idee geometriche che usiamo per rappresentare il tempo esteso.
    Si tratta sicuramente di uno dei dibattiti chiave della storia della filosofia, comunque.

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    1. Grazie del commento!
      Il presentismo è sicuramente una delle posizioni più ragionevoli e vicine a ciò che sentiamo essere il tempo. Francamente io credo che o si è presentisti o qualcosa di simile, oppure è meglio dire che quella cosa che per noi è il tempo semplicemente non esista. Dire invece che il tempo è “in realtà” la quarta dimensione spaziale significa di fatto assumere un concetto di tempo veramente troppo lontano dal nostro. Ottimo dunque ripiegare sulla posizione per cui il tempo è una certa cosa, di cui possiamo farne “astrazione geometrica” come quarta dimensione. In poche parole potrei essere d’accordo con te! Ma non ho una teoria specifica al riguardo, per ora. Spero di fare un articolo sul tempo in particolare a breve!

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